Agnulot'd pom

 

LA LEGGENDA DEGLI AGNOLOTTI DI POM MATAN


Si raccontava che all’inizio dell’ottocento, quando le guerre Napoleoniche, oltre che benessere ai francesi avevano seminato miseria in molti paesi (ricordate il detto: Liberté, Egalité, Fraternité, i franseis a caval e noi a pé), qui a San Sebastiano, proprio in mezzo al paese vivesse una famiglia di contadini, il cui capo famiglia, a cui daremo il nome di “Giuseppe”, era un omone forte e robusto, ma non possedeva terre e lavorava a giornata guadagnando poco o niente. L’unica cosa che aumentava era la famiglia, ogni anno che passava era una bocca in più da sfamare. Anche la moglie, di nome “Maria”, andava a servizio nelle case dei fattori più ricchi, e sgobbava dall’alba a notte fonda. Ma si volevano bene e tiravano avanti, pregando alla domenica nella Cappella del paese.
Un mattino, prima di recarsi nei campi al lavoro, il marito prese il suo cane da tartufi e andò nei boschi dietro il paese. Improvvisamente il cane tirò con forza verso un albero secolare e lì sotto un palmo di terra, Giuseppe vide un magnifico tartufo, grosso come il suo pugno chiuso. Tremando lo cavò da terra, pesava certamente parecchi etti. Senza neanche passare da casa corse fino a Chivasso, dove c’era il mercato settimanale. Trovò subito un compratore pronto a dargli uno scudo d’argento! Mai avuto tanti soldi in tasca sua! Giuseppe rifece sempre di corsa la strada verso casa, per mostrare tanta ricchezza a sua moglie, che era rimasta come abbacinata e i bimbi non capivano perché, con quella moneta grossa grossa in mano i loro genitori piangessero.Finalmente, sciolto il nodo che aveva in gola lui poté parlare, e disse alla sua Maria: “Per domenica farai gli agnolotti!”
Ma lei timidamente obiettò che uno scudo d’argento era sì molto ma non sarebbe bastato per comprare anche gli stivaletti per i più grandicelli che andavano a scuola, e le mantelle per i piccoli dell’asilo, e...” Niente! Niente! continuava a sbraitare lui, Domenica io voglio gli agnolotti!” Dovete pensare che in quegli anni di carestia, soltanto i ricchi potevano permettersi di mangiare gli agnolotti, e soltanto alle grandi feste come Natale e Pasqua. La saggia Maria non insisté oltre, perché lei voleva bene al suo uomo, e la settimana trascorse come le altre, lavorando molto e mangiando polenta.
Ma alla domenica, verso mezzogiorno, sulla stufa c’era un pentolone che bolliva. Scolato il contenuto, apparve agli occhi sgranati dei bimbi una zuppiera colma di agnolotti, che la Maria stava rimescolando con il sugo rosso. Poi Giuseppe, da buon padre di famiglia, con il mestolo grande, cominciò a riempire i piatti dei figlioli e poi quello della moglie. Nella cucina c’era un insolito silenzio, per cui, prima di riempire il suo piatto, si fermò stupito a guardarsi interno, tutti i suoi familiari, con un agnolotto infilzato nella forchetta sollevato in aria, lo stavano fissando con occhi spalancati. “Ma che cosa c’è?”, disse e assaggiato un agnolotto avvertì un sapore diverso, e guardò sua moglie con occhi severi. Maria scoppiò in lacrime e confessò: ”Ho comperato gli stivaletti e le mantelline e non avevo più un soldo per andare dal macellaio, sono salita in soffitta e ho preso tanti pom matan, e ho fatto il pieno con un pochino di salciccia avanzata ieri” e piangeva a dirotto; lui taceva e la fissava incredulo, poi si alzò, si avvicinò alla sua Maria, la sollevò di peso e cominciò a baciarla, piangendo anche lui. “Brava, le disse, questi sono i veri agnolotti dei poveri, i soli e sacrosanti agnolotti!”.
Poi, non si sa perché, poco per volta si perse l’abitudine di fare gli agnolotti con le mele fino a che nel 1989, la Pro Loco ideando “la Sagra del Pom Matan” fece rivivere questi sapori. E oggi accorrono buongustai da tutte le parti del Piemonte per mangiare i nostri insuperabili agnolotti dei poveri. Questa è la vera storia degli agnolotti di pom matan, che si racconta in paese.

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